Giovani e Adulti si incontrano

“i vostri giovani avranno visioni,

i vostri anziani faranno sogni”

(Gioele 2,13)

Ieri, mercoledì 28 gennaio, si è svolto il primo incontro di preghiera per tutti i giovani, gli educatori, i catechisti, gli allenatori, i registi, i tecnici, i volontari e gli adulti che abitano la casa del San Marco. Questo nuovo ciclo di incontri vuole proporre dei momenti di rilfessione e preghiera, ma anche delle occasioni di incontro e dialogo tra generazioni. Quella degli adulti che hanno spesso i ruoli di responsabilità e maturità e quella dei giovani con la loro carica di radicalità, autenticità e fierezza. Spesso l’incontro tra le generazioni è luogo di contestazioni ma, come ci raccontava il Card. Martini nelle sue “Conversazioni notturne a Gerusalemme”, spesso “dove esistono ancora conflitti arde la fiamma, lo Spirito è ancora all’opera”.

All’immagine del giovane indolente, svogliato, senza ideali, fragile e ripiegato su se stesso, abbiamo preferito quella ancor più autentica del ragazzo che affronta le sfide del presente per rilanciare il futuro. Nel Salone della pace dell’oratorio abbiamo introdotto la nostra veglia di preghiera assistendo a due video. Il primo un reportage all’indomani del 9-10 ottobre 2014 quando frotte di giovani si sono dati appuntamento per ripulire dal fango e dai detriti una Genova martoriata dal mal tempo.

Il secondo a riecheggiamento delle parole di una ragazzina sedicenne, Malala, divenuta simbolo di un’epoca già prima dei suoi 14 anni quando un gruppo di Talebani le spararono alla testa, a causa di quel suo Blog in cui chiedeva il diritto all’istruzione per tutti i bambini del mondo. “dateci una penna, prima che ci diano in mano un fucile”.

Si può essere Giovani così? Sì e più di quanti non si pensi. Ed è l’unico modo per sentirsi pieni della vita e al proprio posto nella storia: perché si occupa il proprio posto profetico.

Dopo un momento in cui i presenti propongono delle situazioni di giovani, ma non solo, per cui pregare nella serata, ci spostiamo nella cappella dell’oratorio per il momento dell’ascolto della Parola di Dio. E’ un brano del profeta Geremia. E’ proprio agli inizi dove si racconta la vocazione del profeta, avvenuta in giovinezza. Anzi avvenuta prima ancora della sua nascita. Non una vocazione comoda: Dio gli chiede di non aver paura della propria età e di essere una voce fuoricoro; ma gli assicura anche la sua vicinanza e il dono della sua Parola che brucia come il fuoco. Riportiamo qui la riflessione che Suor Noemi ci ha regalato ieri sera.

COME DIO GUARDA AI GIOVANI E ALLA LORO CARICA PROFETICA NELLA SOCIETÀ

Geremia…come ognuno di noi…è unico e irripetibile, eterno e desiderato, conosciuto e consacrato nei disegni di Dio. È facile pensare che questa chiamata di Geremia sia unicamente sua e non ci coinvolga. È facile credere che tutte queste cose siano accadute in un tempo troppo lontano e troppo incredibile per toccarci personalmente. Eppure ognuno di noi, come Geremia, è chiamato a qualcosa. C’è una chiamata, una vocazione per ognuno; forse sarà qualcosa di difficile da realizzare, ma se ci fidiamo del Signore, nulla sarà impossibile.

GEREMIA è PROFETA è UOMO DELLA STORIA CHE LA CONCRETIZZA.

Se dovessimo definire in poche parole chi è un profeta, potremmo accontentarci di dire che è l’uomo che parla, o meglio è l’uomo chiamato per dire qualcosa agli uomini del suo tempo, del suo popolo.

Dio chiama a parlare determinate persone in un determinato tempo e in un luogo ben preciso.

Da questa pagina possiamo comprendere quale deve essere il nostro atteggiamento nei confronti della storia e di quanto ci circonda, un atteggiamento di ascolto attraverso, prima di tutto, la Parola di Dio.

Geremia pone il problema della sua ETÀ: Ecco io non so parlare, perché sono giovane. L’uomo può sottrarsi pensando di essere umile in realtà è un lamento non una giustificazione.

Dicendo così manifesta una sua impossibilità oggettiva (ci voleva un’età di almeno 30 anni per partecipare alla vita pubblica).

Dio riprende le parole di Geremia, comprende la difficoltà che la vita spesso pone alla profezia, non nega questo; ma domanda di credere che chi ti chiama riesce a renderti forte per superare la difficoltà.

Il dialogo fra Dio e la persona, alla quale intende affidare la sua Parola continua con un aspetto che rende la vocazione misteriosa e affascinante: Dio prende sul serio le difficoltà del profeta. E lo fa con un intervento diretto, rassicurandolo: “Non dire: Sono giovane, tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò”.

Non è questione di avere un’autorità che viene dalle cose, l’età, le conoscenze; ma un’autorità che sta nelle cose che si dicono e nella vita che si fa.

Chiamato a sradicare il peccato e a piantare la speranza Geremia non si atteggia mai da maestro, ma sempre e solo come interprete del Signore.

Non rivendica alcuna autorità personale, ma giustifica ogni sua azione come obbedienza alla volontà di Dio.

È una lezione che sviluppa tre fondamentali dimensioni della comunicazione:

  • la fede proclamata in ogni circostanza;
  • la vita, spazio per la testimonianza della fede;
  • la parola testimoniata con la vita.

GEREMIA È UN PROFETA MA COSA SIGNIFICA ESSERE PROFETA?

Il profeta è inviato ad annunziare la Parola di Dio con la propria vita a un popolo che è libero di scegliere se ascoltarlo o no.

Profezia non è un mestiere né una preparazione culturale, è il divario da ciò che sono per professione e ciò che Dio mi chiede con il rischio di sentirsi dire Nessun profeta è benaccetto in casa sua, è il timore di lasciarsi toccare da Dio.

COME ESSERE PROFETI OGGI? I GIOVANI SONO PROFETI?

Una risposta a questa domanda la troviamo nel mondo dei giovani che vivono in un crocevia dove risuonano i problemi fondamentali delle persone e della società e, con i loro gesti, parole e azioni, denunciano il presente e annunciano la “piccola utopia” di una società diversa, più comunitaria e umanizzante, più giusta e fraterna.

Il loro modo di vivere, i loro ideali, quello che sperimentano e intuiscono… va oltre la semplice metafora per trasfigurarsi nella “forza profetica” che sta dietro al senso della vita.

“Non dire: sono giovane, ma va da coloro a cui ti manderò e annuncia ciò che io ti ordinerò. Non temerli, perché io sono con te per proteggerti”. Sia questa la chiave di lettura per la vita di ogni giovane come lo è stata per il giovane Geremia.

(suor Noemi)

 

La serata si è conclusa con un gesto significativo nella sua banalità: nella prima serata in cui la nostra comunità si ritrovava a pregare per i suoi giovani e i suoi adulti e per il loro dialogo, ci siamo presi carico gli uni gli altri nella preghiera reciproca, fino al prossimo appuntamento che sarà Giovedì 5 marzo alle ore 21.00.

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