Sradicamenti

Commento alla VII domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

  • Is 43,10-21 e Sal 120
  • 1Cor 3,6-13
  • Mt 13,24-43

Mi colpiva il leggere oggi, quasi fosse la prima volta, l’accostamento della parabola di zizzania e lievito. Ambedue metafora del Regno di Dio. Spingendo oltre l’interpretazione che Matteo pone sulle labbra di Gesù, preferivo sostare sull’immagine del campo come cuore dell’uomo, in cui si avvinghiano insieme “grano buono” ed erbaccia: luce e buio, santità e miseria. Certo resta valida quella lettura, ma forse l’interpretazione della chiesa delle origini, quella che Matteo riporta nel suo scritto, quella che identifica le due piante della parabola con persone che scelgono chi essere nel campo che è il mondo,  ha tanto da dire anche oggi. Di fronte allo scandalo del male anche noi restiamo spesso senza parole, turbati: molte volte tentati a trarre in causa Dio. Se non da Lui il male, da chi? “Un nemico ha fatto questo” confessa il padrone del campo ai discepoli del racconto. Non Dio è l’origine del male afferma Gesù. Dio è colui che fa crescere. CI piacerebbe vedere un po’ oltre al velo ma la Scrittura sacra non ci permette di scrutare troppo oltre il mistero. Fin dalle prime pagine di Genesi dove fin dall’in principio il male si manifesta con la sua forza travolgente, rovinando la bontà della creazione constatata nel primo capitolo. Il serpente che inganna l’umanità nel giardino di Eden, emblema della dinamica della tentazione al male, non viene interrogato sul perché ha istigato l’Adam e la sua compagna. La Scrittura non può dare risposta adeguata al male nel mondo. Sembra dirci: accontentati però di sapere che non è Dio l’origine, ma “un nemico”.

Ma quello che la parabola presenta non è un Padrone sconfitto: ma paziente. Non ha fretta di dover agire. Ha la lungimiranza di tempi lunghi in cui ogni cosa sarà ristabilita. Quante volte nei nostri giudizi affrettati decidiamo chi è grano e chi zizzania e vorremmo anche noi bruciare subito l’erbaccia. Nella storia dell’umanità -e purtroppo anche in quella della chiesa- il verbo “sradicare” è stato ben presente nel vocabolario. Quante vite spezzate nel nome dell’estirpare, purificare, sanare. Quanti tribunali, antichi e nuovi, a stabilire chi ha diritto di esistere e chi dovere di essere estirpato?

Gesù, servo del Signore, secondo la profezia di un discepolo di Isaia, “virgulto cresciuto in terra arida”, anche lui ritenuto erbaccia da strappare in fretta. Pochi anni di ministero -tra uno e tre a detta degli esegeti- per poi essere “sradicato” sul legno della croce per quel suo modo trasgressivo di interpretare, di farsi figlio di Dio e fratello di pubblicani e prostitute. Lui giudicato indemoniato e samaritano: eretico oltre che irriverente nei confronti dell’autorità. Misericordioso fino allo spasimo con l’umanità ferita e sofferente e intransigente con le autorità religiose, sferza al modo dei profeti per convertirsi e cambiare via, capi e sacerdoti. Lo giudicano zizzania da sradicare: erbaccia di cui fare volentieri a meno.

Pazientate, chiede Gesù, e ricordate: quello del giudicare e dividere non è compito che compete a voi ma agli angeli, perché non accada che sradichiate piante sbagliate. A voi è chiesto di essere grano buono capace di convivere e crescere insieme anche con la zizzania. Anzi di essere lievito capace di dare fermento alla pasta in cui è nascosto, di dare fermento alla tua comunità cristiana, al tuo oratorio, alla tua classe,  il tuo ufficio, la tua squadra di basket… Dio è Spirito datore di vita, è fermento è crescita. Chi è mosso dallo Spirito del Signore è nella logica del coltivare e far crescere. “io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere” (1Cor 3,6). Logica di Dio è continuare la creazione. Non da soli ma con Lui che continua anche oggi il suo lavoro incessante: non ti accorgi che proprio ora sta facendo qualcosa di nuovo nella tua vita (Is 43,19)?

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