Pietre

Interno_Cattedrale_di_Albi

Ricorre la festa della Dedicazione, oggi quella del Duomo di Milano, festa che ci ricorda che la vera cattedrale, per Dio è altra: è la nostra vita. “Il Signore farà a te un casato” aveva risposto JHWH a Davide, per mezzo del profeta Natan, quando il neo re di Israele voleva costruire un Tempio al suo Dio. Ma l’invisibile Dio di Israele è da sempre abituato alla tenda: più avvezzo a frequentare storie di umani che non marmi istoriati. Rinviati dunque alla nostra vita come dimora dove riposa la presenza di Dio. Forse è il senso di questa presenza a far sì che Gesù dia tanto valore ad ogni persona che incontra sulla sua strada. Per lui è prezioso lo storpio, la puttana, lo strozzino e giù giù fino al terrorista vicino di croce o all’indemoniato. Tutti ugualmente abitati da una presenza, tutti ugualmente valevoli agli occhi del Padre. E’ proprio con un pagano posseduto da una legione di demoni che Gesù sembra sfidare la gente con una domanda: quanti porci vale un uomo? Erano mandriani, prAll’opposto c’è chi non si misura con la propria miseria se non nella linea della durezza. C’è poco spazio per il lavoro lento di Dio che estrae diamanti dal carbonio, il giudizio deve essere immediato, a prova di pentimento, la giustizia -la propria- assoluta. I giudei che ascoltano Gesù, è scritto, mettono mano alle pietre per lapidarlo. Il suo modo di parlare scandalizza perché assurdo, ieri come oggi. Eppure è facile l’arte del lanciare pietre, del demolire e dell’abbattere, più difficile quella di costruire con solidità e bellezza. E noi, in questa festa della dedicazione della oprietari di maiali: era il loro mestiere per vivere e si gettano in acqua per ridare dignità a quell’uomo. Quanto vale anche oggi un uomo? Domanda raggelante anche oggi in cui fatti di cronaca scuotono le coscienze sul diritto di avere beni e di difenderli.

Se tempio che abita Dio è la mia vita, ammonisce Paolo, pietra su cui fondare l’opera di edificazione deve essere Gesù. La necessità è strutturale non morale. Quante vite, avvitate su se stess
e, si frantumano nell’utopia sterile dell’autorealizzazione. Quanti progetti passano come polvere spazzati dall’incedere del tempo. Fondamento saldo è la Parola che ti invita a cercare centro fuori da te, a metterti a servizio di un Altro che abita l’altro -spesso scomodo- che incontri lungo la strada, al lavoro, in classe, a far la spesa… Parola che ti ammonisce che sei davvero Dimora di Dio quando l'”io” cede posto al “noi” e la comunione diventa regola d’oro dell’esistere: condizione di possibilità per non limitarsi a sussistere.

Le pagine di questa domenica indugiano nel raccontare di pietre: quelle preziose del brano di Isaia, di Apocalisse e di Paolo, e pietre di lapidazione quelle dei sedicenti discepoli di Gesù del vangelo di Giovanni. Una pietra preziosa richiede fatica di estrazione e di lavorazione. C’è una fatica da fare sulla propria vita: una ricerca che richiede spazi di tempo e silenzio, conoscenza e accettazione di sé, ironia, capacità di leggere le proprie debolezze abitate dalla pienezza di Dio. E’ lungo e spesso doloroso il processo che da un evento patito sulla pelle, ti permette di estrarre una pietra preziosa di esperienza. Spesso le vicende sofferte dell’umano vivere, amare e patire, sono il grembo d’ostrica in cui, fasciate di tempo e preghiera, le ferite si tramutano in feritoie di grazia e i traumi della vita nelle perle dell’esistenza.

All’opposto si trova chi le pietre le usa per giudizio, non ama la sapienza dell’attesa paziente di Dio che sa estrarre il diamante dal carbone e lo sguardo indulgente con sé è sempre impietoso con gli altri. “Raccolsero pietre e cercarono di lapidarlo” è scritto di quei Giudei che interloquivano con Gesù. Troppo trasgressivo nel suo parlare il messia di Nazaret, troppo spudorato. Scandalizzava perché ribaltava gli schemi. Per quelle persone immediato deve essere la condanna: a prova di appello. Istantanea la sentenza senza spazio di ravvedimento. In questa logica Gesù non sta dentro: è un costruire con materiale di scarto. Quella persona, quella società non avrà consistenza.

Ancora oggi Si ripropone l’arte paziente di continuare la creazione di Dio coniugando solidità e bellezza o di scagliare pietre sentendosi depositari di verità e giustizia. E noi, in questa festa della dedicazione della Cattedrale, di che arte sentiamo nostalgia?

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