Al Falò di Sant’Antonio

 

Falò-al-Bettolino

Sant’Antonio del deserto è stato uno straordinario santo dei primi secoli della chiesa, quando appena cessate le persecuzioni romani più gravi, i cristiani hanno cominciato a cercare un altro martirio: quello dell’offerta della loro intera vita trascorsa in ascesi e preghiera nel deserto.

E’ lì nel deserto egiziano che il giovane e ricco Antonio decide di ritirarsi a poco più di vent’anni per cercare di vivere quelle pagine evangeliche che invitano a lasciare ogni cosa per seguire Gesù. Per lui il silenzio è come l’acqua per un pesce. Le ore passate in meditazione e preghiera lo riempiono di una saggezza non appresa su libri e molti sentono di aver bisogno del suo consiglio e della sua sapienza.

Antonio ogni tanto compariva in città: prendeva parte alle controversie religiose del suo tempo, guariva le malattie della gente, si lasciava interrogare dai bisognosi, ma poi ritornava sempre nel suo eremo solitario. Si dice che abbia passato periodi a lottare col demonio. Da questo suo tratto nasce il suo legame con il fuoco: la leggenda vuole che Antonio si sia recato anche tra le fiamme dell’inferno per strappare le anime al diavolo.

Il suo culto è legato spesso alla benedizione degli animali ma più che altro per fraintendimento. Il fatidico maiale con cui è spesso rappresentato nell’arte, è in realtà un simbolo per indicare proprio Satana, contro le cui tentazioni Antonio il Grande lottò. Anche il racconto del grande carro pieno di animali che entra nella sua cella mentre Antonio è in preghiera, è in realtà la figurazione della lotta incessante che il santo dove affrontare col tentatore, che si dice lo lasciassero sfinito.

Questo grande santo del 3° secolo è però anche oggi un segno luminoso come i falò che ancora illuminano a sera i nostri cieli invernali. La sua figura è venerata dalla chiesa Copta, Cattolica e Ortodossa e spesso è motivo di incontro e preghiera tra cristiani di diversi confessioni. E’ provocazione anche per noi e con la sua vita radicale e senza compromessi, ci rilancia implacabile una domanda: cosa devi lasciare per essere davvero libero? Nel Silenzio forse troverai una risposta.

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